L’e-commerce in Italia: identikit del consumatore medio

Il 2016 ha fatto registrare un aumento del 18% rispetto al 2015 anche se a livello europeo siamo ancora tra i fanalini di coda. In questa ottica quindi, vi sono ampie prospettiva di crescita per le aziende che decidono di investire nel mercato dello shopping online.

Basandoci sui dati relativi alla frequenza con cui vengono effettuati gli ordini, in pole position con il 51,4% troviamo i consumatori assidui che comprano una o più volte al mese, al secondo posto i regolari che con uno o più acquisti a trimestre si aggiudicano il 33,5% della quota di mercato. I consumatori intensivi, che comprano una o più volte alla settimana con il 28,6% conquistano il gradino più basso del podio e, con solo il 4,2% sono gli occasionali a chiudere la classifica con solo una o due compere all’anno.

Analizzando più attentamente i dati raccolti, possiamo anche fare una differenziazione geografica e di genere. Com’è facilmente immaginabile, la fascia d’età tra i 35-44 seguita a ruota dai 45-54 sono quelle che, avendo una maggior disponibilità economica, effettua più acquisti. Pur avendo più familiarità con le nuove tecnologie, i più giovani si attestano al terzo posto, al contrario, gli over 55, per una scarsità di conoscenza od accesso ai mezzi digitali, sono all’ultimo posto della graduatoria.

Geograficamente parlando, è nei grandi centri urbani che l’e-commerce riscuote maggiore successo, nei quali troviamo anche la più alta presenza di consumatori assidui.

Un elemento di analisi da non sottovalutare è anche il dispositivo utilizzato – lo smartphone infatti viene usato per la ricerca e la visualizzazione delle offerte ma nella quasi totalità dei casi, le transazioni e soprattutto l’inserimento dei dati sensibili avviene su pc.

Infine, soprattutto per quanto concerne le motivazioni, i consumatori prediligo l’online nel 63% dei casi per la possibilità di trovare prezzi competitivi e nel 37% per l’ampiezza della scelta  e la possibilità di fare paragoni tra prodotti di marche differenti (per il 34% degli intervistati) direttamente dal proprio divano.