La politica deve investire di più nell’Industria 4.0, lo sostiene l’OCSE

Negli scorsi giorni si è tenuta a Roma la prima conferenza di presentazione italiana del recente rapporto OCSE sulla “Nuova Rivoluzione Industriale“. Per l’occasione sono intervenute anche Gabriela Ramos, capo della Segreteria Generale dell’OCSE e ambasciatore al G20, nonché Teresa Bellanova, attuale viceministro allo Sviluppo Economico. Il nuovo studio risulta di grande importanza per Governi, ministri, imprese e sindacati, in quanto contiene significative riflessioni sul delicato passaggio all’Industria 4.0.

In proposito l’istituto di Parigi invita tutti gli Stati ad ampliare gli orizzonti, mettendo a punto delle politiche adeguate e prevedendo gli scenari nel lungo periodo, oltre i meri mandati elettorali. Questo approccio è l’ideale per portare avanti in maniera costruttiva la riflessione sulle nuove sfide lanciate dal digitale e dalle tecnologie emergenti. I campi interessati sono molto diversi tra loro e riguardano non solo le politiche commerciali e la concorrenza, ma anche la proprietà intellettuale, la ricerca e la formazione.
Affinché si compia con successo sono necessarie, in Italia e nel mondo, la fiducia dell’opinione pubblica e la conoscenza delle nuove tecnologie. Il ruolo del Governo e delle istituzioni diventa così fondamentale per fare il punto sulle loro prospettive e criticità.

I ricercatori dell’OCSE sottolineano che le nuove tecnologie produttive saranno determinanti in futuro per stabilire quantità e qualità dei posti di lavoro. Infatti molte persone potrebbero perderlo a causa dell’introduzione e dello sviluppo dei sistemi di automazione, con difficoltà e conseguenze facilmente immaginabili. In proposito, l’istituto invita i capi politici ad effettuare un monitoraggio continuo delle dinamiche occupazionali e a gestire con cura i cambiamenti, attraverso la formulazione di politiche adeguate in materia di competenze, mobilità e sviluppo regionale.

Il know-how e gli investimenti immateriali complementari sono fondamentali affinché le tecnologie possano diffondersi ed essere sfruttate pienamente, pertanto è bene adeguare anche le competenze ed i sistemi di formazione. Pertanto gli studiosi sottolineano l’importanza di un approccio interdisciplinare nel campo dell’istruzione e della ricerca, in quanto favorisce la loro interazione anche con il mondo dell’industria.

Secondo l’OCSE occorre ideare più efficaci sistemi di apprendimento durante l’intero arco della vita, e di formazione sul lavoro, che consentano alle persone di aggiornare le proprie competenze stando al passo con i cambiamenti tecnologici. Ma qui non basta incrementare soltanto le competenze tecniche e digitali. Prima ancora è necessario che tutti possano sviluppare delle solide competenze generiche di base, le quali risultano indispensabili per acquisire in seguito delle competenze specialistiche avanzate.

In Italia, la recente riforma de “La Buona Scuola” punta sulle competenze digitali, ma senza dimenticare di rafforzare l’apprendimento delle lingue straniere e di intraprendere un percorso di “Alternanza Scuola-Lavoro” per consolidare le conoscenze acquisite con le competenze richieste dall’industria digitale.
L’OCSE offre anche altri spunti di riflessione per ciò che riguarda la ricerca scientifica ed il progresso tecnologico. Il rapporto prende infatti in esame diverse tecnologie emergenti (stampa 3D, intelligenza artificiale, “Internet of Things” e biologia di sintesi), che costituiscono il risultato dello sviluppo nella conoscenza scientifica e nella strumentazione, sia in ambito pubblico che privato. La complessità di molte di esse è di gran lunga superiore alle capacità di ricerca delle aziende più grandi, e rende necessaria la partnership tra pubblico e privato per effettuare gli studi.

Lo studio offre ulteriori consigli in diversi altri campi di intervento, suggerendo:

  • l’allineamento delle politiche di concorrenza sul mercato;
  • l’incremento della flessibilità nel lavoro;
  • l’eliminazione dei disincentivi alle imprese per uscire dal mercato;
  • la rimozione degli ostacoli allo sviluppo delle aziende innovative.

I ricercatori di Parigi mettono in luce che soprattutto le piccole e medie imprese (PMI) sono chiamate a raccogliere la sfida della trasformazione tecnologica, rispetto a quelle più recenti considerate “native digitali”. Le istituzioni assumono un ruolo fondamentale per aiutarle e possono farlo elaborando delle missioni specifiche per promuovere la diffusione delle tecnologie, offrendo servizi di consulenza, stanziando risorse e promuovendo azioni adeguate per incentivare ad utilizzarle.