Industry 4.0, quale futuro?

La crisi economica che ha avuto inizio nel 2008 e che ha colpito l’economia italiana, al pari delle altre principali economie del mondo, è durata più a lungo di quanto si fosse ipotizzato. Ciò che però, nel tempo, rende gli effetti della crisi più o meno profondi, è la capacità di reagire da parte dei singoli Paesi. L’Italia, da questo punto di vista, ha pagato un prezzo molto alto, legato da un lato ad aspetti strutturali e dall’altro ad una scarsa propensione al cambiamento.

La lettura dei fondamentali macroeconomici, come pil e produzione industriale, è significativa rispetto ad una situazione a dir poco composita. Su un fronte infatti, emergono realtà imprenditoriali capaci non solo di competere ma di mostrarsi più vivaci, sotto il profilo della crescita, persino di altre realtà industriali europee, comprese quelle tedesche. Dall’altro invece, si palesa una difficoltà endemica da parte delle realtà aziendali più piccole, a trovare uno spazio, all’interno di dinamiche sempre più globali e difficilmente affrontabili attingendo alla sola domanda interna.

Ancora un volta a sostenere la competitività sono le medie imprese, quelle che hanno, per intenderci, fino a 250 addetti. Quelle realtà imprenditoriali, che hanno attraversato la crisi perché hanno saputo condurre e portare a termine processi di internazionalizzazione, capaci di farle affermare sui mercati globali. Ciò ha consentito, molto spesso, l’assunzione di posizioni di leadership nei mercati di riferimento.

Alla base di questi casi di successo, c’è stata, anzitutto, la consapevolezza di non poter restare in attesa che la tempesta perfetta – crollo dei mercati finanziari, recessione economica e deflazione – terminasse di produrre i suoi effetti. Queste aziende infatti, hanno puntato, prima di altre, ad investire nel settore R&D, per cogliere le opportunità derivanti dall’innovazione dei processi produttivi e del prodotto finale stesso.

Un’intuizione che è stata colta soltanto in minima parte dal mondo industriale e che è diventata, oggi, un’urgenza per l’intero sistema. Di questa priorità sembra essersene fatta carico anche l’azione politica che, con l’approvazione della Legge di Stabilità 2017, ha adottato il cosiddetto decreto sull‘industria 4.0. Misura legislativa che, secondo fonti confindustriali, rappresenta ‘il più completo piano Industry 4.0 in Europa’. Nella sostanza, si tratta di misure volte a detassare gli investimenti promossi in ambito innovativo e consentire così, un recupero del gap tecnologico che separa la nostra industria da quella di altri Paesi, che dal canto loro, hanno avviato da tempo il loro percorso di incentivazione all’innovazione.

Non bisogna commettere l’errore di ritenere però, che l’innovazione tocchi solo chi ha nel settore il proprio core business. Innovazione oggi è componente essenziale per tutte le fasi produttive e coinvolge il processo industriale nella sua interezza: dalla progettazione alla catena di montaggio, dall’ambito amministrativo a quello produttivo. Riguarda i fornitori di prodotto così come i generatori di servizi.
Industry 4.0 significa avviare un percorso di digitalizzazione della manifattura, attraverso un sostegno alle start up che operano per avviare ad una radicale innovazione tecnologica del settore. Favorire il crowdfunding con la detassazione degli investimenti – compresi quelli delle PMI – è uno dei volani previsti dal complessivo pacchetto di misure, che può condurre ad una crescita dell’economia.

Si parla ormai insistentemente, e a ragion veduta, di quarta rivoluzione industriale, che imporrà non solo cambiamenti sul piano tecnico ma anche culturale, comportando necessariamente un nuovo approccio ai principi che hanno finora caratterizzato la produzione industriale. La tecnologia e la sua interazione con ogni aspetto del processo produttivo, sarà il presupposto di questa svolta epocale che, dopo l’ubriacatura determinata dall’illusione della smaterializzazione dei processi economici, ha rimesso al centro l’industria come asse portante dello sviluppo europeo.

La vera sfida consiste oggi nel cogliere le opportunità derivanti da una ‘rivoluzione’ che ha il concreto potenziale per sviluppare, in termini di produttività, una crescita stimata fra il 30 e il 50%. La sfida non è solo per le imprese ma per tutto il sistema che oltre a disegnare gli scenari in cui si realizzerà il nuovo piano per l’industria 4.0, dovrà fornire misure concrete sia sul piano delle risorse finanziarie messe a disposizione – ancora carenti ad esempio quelle previste in materia di cybersecurity – sia in termini infrastrutturali soprattutto in ambito di telecomunicazioni, sempre più strategiche soprattutto per lo sviluppo di quell’internet of things, che rappresenterà uno dei pilastri su cui si svilupperà l’industry 4.0.