Il ruolo dei big data nel futuro

Tra le conseguenze dell’aumento delle informazioni e dei dati che ogni giorno vengono prodotti dalla rete c’è sicuramente l’avvento dei Big Data.

Difficile dare una definizione univoca di cosa siano i Big Data. Di certo si può affermare senza errore che questo tipo di dati si distinguono dai cosiddetti small data, in termini quantitativi, qualitativi e di velocità. Tutti aspetti, in articolare la velocità, considerati determinanti dalle azioni commerciali intraprese dalle aziende.
Prima di addentrarsi nella descrizione dei loro utilizzi attuali nonché di quelli che potranno trovare in futuro una loro applicazione occorre compiere un’ulteriore specifica.

Attualmente internet produce una quantità di dati superiore a quella mai generata finora. La progressione quantitativa in questo senso è impressionante, basti pensare che negli ultimi due anni questa dimensione è raddoppiata. La sfida attuale per le imprese è non solo la gestione di questi enormi flussi di informazione, ma è la capacità di integrarli in un’ottica di sviluppo interno. Parliamo di dati che rispetto al passato necessitano di attività molto più complesse di gestione, non si tratta solo di dati strutturati come accadeva negli anni precedenti. Oggi, nei big data, rientrano anche informazioni non strutturate come immagini e file audio che portano con sé un’altra potenziale criticità in termini di gestione. I dati infatti non sono dotati di un’automatica certificazione di veridicità il che pone nella condizione di compiere attività di selezione e filtraggio naturalmente caratterizzate da problematiche specifiche. Il tutto in relazione ovviamente agli utilizzi che ogni singola realtà imprenditoriale dovrà fare rispetto alle proprie finalità industriali.

In questo ambito risiede un altro traguardo decisivo. Le imprese fino ad oggi hanno dovuto gestire solamente dati di flusso interno: small data. Oggi dovranno valorizzare questo “piccolo” patrimonio attraverso un’oculata e produttiva integrazione con la mole di dati esterni alla propria azienda. Se inizialmente si era diffusa l’idea che la gestione dei big data fosse appannaggio esclusivo delle grandi realtà aziendali, oggi si è fatta largo la consapevolezza che queste informazioni debbano entrare a pieno titolo nella gestione quotidiana di tutte le aziende che siano orientate verso la customer centricity: vero fulcro di un’economia sempre più impostata sulla personalizzazione dei servizi e dei prodotti.

Importare, leggere ed elaborare dati esterni all’azienda consentirà infatti di acquisire conoscenze utili a compiere azioni mirate sul mercato. Non solo in termini di marketing ma anche di elaborazione del prodotto. Come ovvio i canali di acquisizione in rete sono molteplici e molto differenti fra loro. Da siti istituzionali capaci di offrire report e statistiche ufficiali su particolari tipi di mercato ai flussi di informazione che provengono dai social network. Questi ultimi non sono dotati di alcun tipo di certificazione ma necessitano di un’elaborazione che sia in grado di collocarne correttamente i contenuti in un’ottica di targettizzazione mirata. I social network sotto questo punto di vista possono diventare il primo terreno di prova per testare l’efficacia di campagne di marketing e il lancio di nuovi prodotti, ad esempio con infinite possibilità di declinarne potenzialità in relazione a territori, fasce di età e ogni tipo di parametro utile ad ottenere la migliore profilazione commerciale possibile.

Quanto ai costi le piccole realtà non devono lasciarsi impressionare. Se sul mercato sono presenti costosissimi software, parallelamente si stanno diffondendo software open source dai costi decisamente più accessibili. Oltre a questo, occorre puntare sulla valorizzazione delle risorse interne nonché sullo sviluppo di collaborazioni con università e centri di ricerca specializzati in questo settore ed orientati ad offrire utili servizi di consulenza tecnica.