Furto della proprietà intellettuale: la battaglia dei Panama Papers a colpi di leak

È sempre più allarme Cyber Security, soprattutto dopo l’ultimo “attacco” a colpi di leak noto come Panama Papers , pubblicato dall’International Consortium of Investigative Journalists , ai danni di Mossack Fonseca, il quarto studio legale più grande al mondo per la gestione di società offshore.

2,6 terabyte e 11,5 milioni di documenti, sono questi i dati che hanno rivelato 40 anni di attività dello studio ed implicato oltre 200 mila società di comodo, superando di 1.500 volte la mole di dati sottratti da WikiLeakes  sei anni fa.

Rivelazioni scottanti, alle quali hanno lavorato per più di un anno oltre 400 reporter di 80 stati diversi, che hanno coinvolto oltre 70 Capi di Stato e Leader, tra cui il presidente russo Putin, il premier islandese Gunnlaugsson ed il primo ministro del Regno Unito David Cameron, e 800 nomi italiani, come l’imprenditore italiano Luca Cordero di Montezemolo, il neo presidente Fifa Gianni Infantino e due grandi istituti di credito.

Un attacco hacker dietro al leak?

Ramon Fonesca, co-fondatore di Mossack Fonseca, ha confermato ai media l’autenticità dei documenti trapelati. Secondo Fonseca i dati sarebbero stati ottenuto attraverso la violazione di un server di posta elettronica della società avvenuta lo scorso anno.

Gli stessi giornalisti nel corso dell’anno in cui hanno lavorato all’inchiesta, si sono attenuti a rigorosissime misure precauzionali di sicurezza per l’elevato rischio di violazioni e per evitare che trapelassero informazioni prima della pubblicazione.

Una prova del fatto che il fenomeno Cyber Security è sempre più presente nella nostra quotidianità e che il rischio di violazioni non possa essere più ignorato, ma vada compreso e opportunamente mitigato.

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