Alfa Group e Credimi insieme per le PMI

alfa group e CredimiAlfa Group e Credimi insieme per le PMI

Alfa Group e Credimi hanno il piacere di annunciare la loro collaborazione dedicata alle PMI e alle imprese italiane per una gestione facile e veloce del servizio di anticipo delle fatture e del credito.

Credimi è un innovativo prodotto finanziario digitale che permette di anticipare qualsiasi fattura, e liquidarla, senza impegno in 48 ore. Grazie al lavoro di Alfa Group, da oggi Credimi può essere integrato direttamente nel gestionale SAP Business One, così da trovare immediatamente le fatture disponibili per l’anticipo su Credimi.

Alfa Group e Credimi hanno condiviso nei mesi scorsi l’avventura di Andrea Fantini e Alberto Bona, i due navigatori italiani che hanno preso parte alla regata atlantica Transat Jacques Vabre. La condivisione dei valori e l’entusiasmo scaturito dall’impresa sportiva si è rapidamente trasformato in un progetto comune con al centro le imprese italiane.

GDPR, da obbligo a opportunità

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GDPR, da obbligo a opportunità

Il 25 maggio 2018 si avvicina sempre di più: una data vissuta con affanno dalle aziende di tutti i Paesi dell’Unione Europa, che segna l’entrata in vigore del Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali (General Data Protection Regulation, GDPR). Siamo di fronte a una piccola grande rivoluzione per tutte le imprese comunitarie, che dovranno obbligatoriamente adeguarsi alla nuova normativa entro le scadenze stabilite.

Lavorare per la piena conformità al GDPR è un sforzo significativo per ogni azienda, specialmente per le PMI, ma che nasconde anche molte possibilità in termini di crescita e di business. Molte di queste possono trasformarsi in reali opportunità e Alfa Group può aiutarvi a individuarle

Cosa prevede il GDPR

Nel Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali l’approccio delle Autorità di Bruxelles è stato basare la protezione dei dati sull’analisi del rischio, obbligando tutti coloro che hanno a che fare la privacy altrui all’introduzione di misure tecniche ed organizzative adeguate al rischio calcolato, come ad esempio il registro delle attività di trattamento. Il registro, in particolare, è obbligatorio per le organizzazioni con un elevato numero di dipendenti (più di 250) – o che trattino dati su larga scala – ma risulta essenziale anche per i fornitori più piccoli, che per interfacciarsi con grandi realtà avranno bisogno di comprovare la perfetta compliance alla normativa.

In ultima analisi, dunque, il GDPR vuole introdurre sistemi di gestione della privacy che possano dimostrare in maniera rapida e trasparente le procedure seguite fin dall’inizio del trattamento (privacy by design e by default). Un passaggio che risulta essenziale sia nel caso di una verifica da parte dell’autorità di controllo e sia per la reputazione e l’immagine aziendale.

Un’impresa perfettamente compliance al GDPR, infatti, sarà in grado di rafforzare il rapporto e i legami verso le realtà con cui si interfaccia – altre aziende, partner, fornitori, istituzioni – generando un processo virtuoso di reciproca fiducia.

Quando il GDPR diventa un’opportunità

L’aderenza al GDPR richiede alle aziende di investire per introdurre le misure richieste. Un costo, dunque, ma che potrà rapidamente essere trasformato in un’opportunità.

L’esempio che meglio rappresenta questa ambivalenza è quello del laboratorio di analisi. Una piccola azienda, ipotizziamo con meno di 25 dipendenti, ma che ha a che fare con la Privacy dei migliaia di clienti che l’hanno scelta. Tutti questi dati personali vanno conservati e tutelati, sia per garantire un diritto dei pazienti, ma anche per l’impresa stessa, che ha nella riservatezza uno dei propri punti di forza. Inoltre – sempre nell’esempio del nostro laboratorio d’analisi – se quest’ultimo volesse espandere il business e diventare fornitore di servizi esterni per una clinica, dovrà dimostrare di essere perfettamente compliance al GDPR, così da permettere lo scambio di dati nel pieno rispetto del nuovo regolamento europeo. Insomma, l’aderenza al nuovo regolamento diventerà tra pochi mesi una sorta di bollino di qualità, che permetterà alle aziende di aumentare il proprio mercato e quindi il business.

E non solo. Perché la piena conformità al GDPR sarà un vantaggio anche per l’organizzazione interna dell’azienda, che potrà mettere al sicuro informazioni rilevanti ed essenziali del suo core business.

Proteggersi al meglio, in sostanza, mettendo al sicuro sé stessi e il lavoro che si svolge tutti i giorni.

Le soluzioni di Alfa Group

Alfa Group, presente sul mercato dei servizi e delle soluzioni informatiche da oltre vent’anni, è da tempo al lavoro per aiutare partner e clienti ad essere pienamente conformi al regolamento GDPR.

La Software House del Gruppo, in particolare, ha progettato e sviluppato un modulo specifico per il GDPR nell’interno di RHD, la piattaforma proprietaria di Business Process Management.

Il modulo permette la tracciabilità e la gestione dei trattamenti sui dati personali, garantendo il pieno rispetto dei principi stabiliti dalla disciplina europea durante tutto l’iter del processo approvativo e di valutazione del rischio (accountability). Inoltre, la funzione di orchestratore e la flessibilità di RHD permettono di adattare il software in base alle esigenze specifiche richieste dal cliente.

Ad esempio, è possibile importare check list predeterminate di valutazione del rischio e connettere il prodotto a software esterni di sicurezza informatica per poi analizzare i risultati con un’interfaccia unica e semplificata, in modo da avere tutte le informazioni utili al decision in pochi click.

Alessandro Iloti

Responsabile Alfa Group-Bologna

 

 

Le competenze che mancano all’Industria 4.0

I settori principali su cui le aziende devono migliorare le proprie competenze per immettersi competitivamente nell’industria 4.0 sono i Big Data e Internet of things. Distribuire queste conoscenze nei diversi settori dell’azienda e potenziare il rapporto con gli istituti di ricerca sono aspetti fondamentali della nuova industria 4.0. Per affrontare questo cambiamento sostanziale e passare dalla vecchia classica gestione aziendale al moderno piano industriale le imprese dovranno progredire modificando la vecchia visione dell’azienda attraverso l’inserimento di nuove risorse umane su cui poter contare come il Chief Digital Officer e l’Innovation Manager.

Con il piano Industry 4.0 s’intende innovare il sistema produttivo italiano su modelli gestionali moderni e tecnologici per questo bisogna puntare sugli investimenti nel settore ricerca e sviluppo. Con l’industria moderna si costruisce una nuova cultura d’impresa basata su miglioramenti nelle conoscenze digitali e sull’inserimento di nuove conoscenze tecnologiche moderne e innovative.

Una ricerca effettuata dall’Osservatorio Competenze Digitali ha messo in risalto i settori d’intervento principali in cui bisogna migliorare le conoscenze: Big Data e Internet of things. Distribuire le competenze nelle diverse aree lavorative sarà molto importante per aggiornare le conoscenze di tutta l’azienda, dal settore della produzione a quello della gestione del magazzino. A promuovere lo studio ci sono state importanti associazioni come Assinform, AICA, Assinter Italia e Assintel in collaborazione con MIUR e AgID.

Il passaggio al nuovo piano industriale sarà guidato da figure professionali in grado di unire alle conoscenze dei protocolli industriali i saperi tecnologici riguardo Big Data, Internet of things e Cloud. Azioni strategiche di supporto saranno fondamentali per poter effettuare questo cambiamento e raggiungere obiettivi importanti dall’ottimizzazione delle produzioni ad uno snellimento delle operazioni di logistica.

Per il successo delle imprese saranno determinanti le nuove figure professionali del Chief Digital Officer e dell’Innovation Manager che hanno il compito di interagire costantemente con le diverse aree dell’azienda per dare valore alla realtà imprenditoriale in un’ottica digitale. Nell’industria 4.0 trovano posto tutti i nuovi professionisti esperti in tecnologia come i Technology Innovation Manager, i Big Data Scientist, i Robotics & Automation Manager e i Cognitive Computing.
È evidente che nell’industria digitalizzata saranno indispensabili una serie di conoscenze in ambito tecnologico che si andranno ad integrare nei piani strategici richiedendo capacità di creatività e di leadership. Dai dati dell’Osservatorio emerge un attuale saldo negativo nel passaggio al piano 4.0 con una necessità di circa 12 mila laureati a fronte di circa 8 mila figure specializzate. Le problematiche rilevate mettono in evidenza una carenza di laureati ICT rispetto al numero di professionisti occorrenti per soddisfare le richieste delle aziende.

Secondo l’Osservatorio Competenze Digitali bisogna agire con interventi orizzontali, per promuovere le competenze digitali all’interno dell’azienda, e verticali per aumentare il numero di laureati. Un obiettivo che si può raggiungere rendendo i corsi di studio particolarmente attrattivi agli occhi degli studenti. A questo scopo appare significativo come gli studenti si interessino agli sbocchi lavorativi dei piani di formazione prima di effettuare una scelta. Puntare sulla valorizzazione degli sbocchi lavorativi e sull’incoraggiamento di nuove imprese digitali e start up tecnologiche rappresenta un primo passo importante per creare un equilibrio tra domanda e offerta e aumentare il numero di figure professionali specializzate nell’ambito tecnologico.