Business Intelligence: le aziende italiane investono troppo poco

Business Intelligence e Big Data: di cosa si tratta

Big Data è la locuzione usata per definire le estesissime raccolte di dati, interpretabili mediante l’impiego di software e metodi analitici capaci di estrarre informazioni strategiche per il futuro dell’impresa. Le analisi dei dati strutturati e non strutturati che formano i Big Data sono utili a sondare i mercati, nonché l’opinione dell’utenza e ad estrapolare informazioni relative alla risposta dell’utenza e del mercato di riferimento. I dati provenienti da Big Data e Business Intelligence risultano complementari e necessari all’elaborazione di strategie comportamentali che risultino aderenti a quelle che sono le tendenze attuali e future. L’evoluzione di un’azienda, oggi più che mai, appare legata a questo genere di approccio, che può e deve tracciare la via maestra di ciascuna realtà imprenditoriale.

I dati offerti dall’Osservatorio di Milano sulla Business Intelligence

Nel nostro Paese, il mercato relativo ai Big Data e alla Business Intelligence, occupa ancora un posto marginale, sebbene nell’anno passato abbia fatto registrare una crescita importante, pari al 15%, toccando un valore di oltre 900 milioni di euro. Nel totale appena citato, la componente che fa riferimento alla Business Intelligence (progetti utilizzati per l’analisi dei dati tradizionali, originati soprattutto da sistemi di tipo “transazionale” e conservati all’interno di “database relazionali”) ha fatto segnare un incremento del 9%, toccando un valore pari a 722 milioni di euro, mentre ancora meglio è andata per i Big Data (progetti caratterizzati dall’analisi di dati informatici di grandi dimensioni) che, con un aumento del 44%, hanno raggiunto un valore di 183 milioni. Tali dati provengono dal report annuale elaborato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano. Il report specifica anche come a fungere da traino per il settore siano le grandi aziende (ovvero quelle che possiedono almeno 250 addetti), in grado di originare l’87% di quella che è la spesa complessiva. Gli investimenti delle piccole e delle medie imprese (fra 10 e 249 delegati) occupano soltanto un esiguo 13% del volume della spesa totale, pari a 120 milioni di euro.

Le PMI e i progetti di analytics

Nel report relativo al 2016, l’Osservatorio ha elaborato un approfondimento dedicato alle PMI. L’indagine ha preso in esame il lavoro di oltre 800 imprese che occupano meno di 250 addetti ciascuna. Le stesse aziende sono state suddivise per classi dimensionali, settore (ovvero banche ed assicurazioni, manifatturiero, GDO, Sanità, Utility, TLC e media, Servizi) e macro regioni (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole). L’analisi ha fatto il punto sulla maturità e sull’efficacia dei progetti di analytics stilati e portati avanti da tali realtà e la prima risposta è stata relativa alla marginalità di queste aziende sul peso complessivo del mercato nazionale. Il dato cozza con quanto osservato per le grandi imprese, che hanno mostrato una linea d’azione basata sulle soluzioni di analytics.

Il 16% delle PMI indaga un mercato completamente nuovo

L’Osservatorio ha pensato bene di entrare nel merito delle tipologie di analisi effettuate, che possono essere così distinte: “descriptive analytics” (consta di strumenti impiegati per descrivere la situazione passata ed attuale relativa ai processi e alle aree funzionali); “predictive analytics” (si tratta di strumenti che servono a comprendere meglio ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro); “prescriptive analytics” (software che elaborano ed offrono soluzioni strategiche in base alle analisi compiute) e “automated analytics” (tool in grado di implementare in maniera automatica le azioni migliori in base a determinate analisi). Dall’analisi dell’Osservatorio è emerso come il 26% delle piccole e medie imprese adotti il modello “descriptive analytics”, mentre l’impiego di modelli di “predictive analytics” appare invece limitato a pochissime PMI (soltanto il 16% del totale). Stando ai risultati della relazione, “prescriptive e automated analytics” restano concetti poco conosciuti e scarsamente diffusi. Il 40% delle PMI indagate sono dotate di software avanzati ed integrati con i cosiddetti “sistemi transazionali” e altrettante possiedono software di analisi integrati con i sistemi informativi di cui si avvalgono. Il 15% delle PMI, invece, impiega ancora software assai generalisti (come ad esempio i fogli elettronici), mentre il restante 3% non possiede alcun software dedicato all’analisi dei dati, che viene demandata ad imprese esterne.